I Romani ad Aquileia

Siamo nel 181 a.C., l’Aquileia romana sta prendendo forma e i protagonisti di questo importante avvenimento sono i triumviri Lucio Manlio Acidino, Publio Scipione Nasica e Gaio Flaminio.

« Nello stesso anno fu fondata nel territorio dei Galli la colonia di Aquileia. 3.000 fanti ricevettero 50 iugeri ciascuno, i centurioni 100, i cavalieri 140. Ve li condussero i triumviri Publio Scipione Nasica, Gaio Flaminio e Lucio Manlio Acidino. » (Tito Livio, Ab Urbe condita libri XL)

All’interno del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia è conservata una lapide in calcare (73x56x15) a forma di parallelepipedo, la cui iscrizione fa riferimento al triumviro fondatore Lucio Manlio Acidino.

lapide manlio acidino

“ L(ucius) Manlius L(uci) f(ilius) Acidinus, triumvir Aquileiae coloniae deducundae”

Traduzione: “Lucio Manlio Acidino, figlio di Lucio, triumviro (incaricato) della fondazione della colonia di Aquileia”

Dai “Fasti consulares” (elenchi dei nomi dei consoli in carica) di Roma apprendiamo che il nome intero del triumviro era Lucio Manlio Acidino Fulvianus. Figlio di Fulvio Flacco, fu adottato da Lucio Manlio Acidino (entrando così a far parte della gens dei Manlii) che trasformò secondo l’uso il suo vecchio nomen, da Fulvius in Fulvianus. Sappiamo inoltre che, prima di essere impegnato nel nostro territorio, fu pretore nel 188 a.C. Venne quindi inviato in Spagna per combattere contro i Celtiberi. Da questo scontro uscì vincitore, fatto che gli valse l’onore di una “ovatio” (cerimonia con cui venivano resi gli onori ai generali vittoriosi) al suo ritorno a Roma.

Nel 183 a.C. è stato uno dei tre ambasciatori romani incaricati riaccompagnare in Gallia Narbonense un gruppo di Galli transalpini che si erano stabiliti nella pianura friulana nel 186 a.C. in ricerca di un territorio dove installarsi e che avevano tentato di fondare una città sul territorio dell’attuale Aquileia.

Fu poi eletto console nel 179 a.C. con suo fratello adottivo, caso unico dove due fratelli furono consoli nello stesso tempo. Lucio Manlio Acidino era detto “uomo onesto e cittadino eccellente”.

Per sancire la fondazione vera e propria della città, era d’uso presso i Romani celebrare il rito del Sulcus Primigenius (la cui rappresentazione avverrà durante “Tempora in Aquileia”): un aratro tirato da due possenti buoi parati a festa e condotto dal fondatore della città incideva nella nuda terra il futuro percorso della cinta muraria più esterna, il confine tra la civiltà romana ed il resto del mondo, oscuro, barbaro e da popolazioni ostili.
Con il rito del “Sulcus Primigenius” l’urbs veniva inaugurata e protetta da mura sanctae. Questa concezione di una città protetta non solo dall’imponenza materiale delle pietre ma anche dalla sacralità delle sue mura era il risultato di un processo di fusione tra due culture, quella romana e quella etrusca.

Mentre il processo generativo del murus derivava dal rito etrusco del “Sulcus Primigenius”, diverso era il caso del “pomerium” proprio del rito latino. Gli autori antichi interpretano il “pomerium” come una zona contigua alle mura, precisamente “post murum”. Il “pomerium” era una linea che separava la parte sacra della città dal resto. La sua caratteristica era dunque quella di essere una linea continua, senza alcun varco altrimenti avrebbe lasciato debordare la sacralità, peculiarità che lo distingue nettamente dal solco primigenio che doveva invece avere tre interruzioni dove veniva estratto il vomere e sollevato l’aratro nei punti dove erano previste le porte.

Dunque per tracciare il sulcus romano, innanzitutto si provvedeva a osservare gli auspici, ovvero i messaggi divini basati sul volo e sul canto degli uccelli, la cui interpretazione comunicava le volontà degli dei; tale compito spettava ad un sacerdote, l’àugure. In secondo luogo, si scavava una fossa circolare nel punto ove le due strade principali si incontravano formando un angolo retto: questo fossato era chiamato mundus. Al suo interno venivano interrati simboli religiosi che avrebbero dovuto assicurare alla futura città benessere, prosperità, pace e giustizia; in particolare, il fondatore vi gettava una zolla di terra portata con sé dal luogo di provenienza e lo stesso facevano, dopo di lui, gli altri patres familias. Solo dopo, per mezzo d’un aratro, veniva tracciato un solco di confine che delimitava il territorio della città.

Una volta fondata la città di Aquileia dai triumviri prima citati, essa divenne fin da subito centro politico-amministrativo (capitale della X Regione augustea, Venetia et Histria) e prospero emporio.

« Aquileia, poi che è la più vicina al golfo dell’Adriatico è stata fondata dai Romani, fortificata contro i barbari dell’interno. Si risale con le navi verso la città salendo lungo il corso del Natiso per circa 60 stadi. Essa serva ad emporio a quei popoli illirici che abitano lungo l’Istro. Essi vengono a rifornirsi di prodotti provenienti dal mare, come il vino che mettono in botti di legno caricandolo sui carri e anche l’olio, mentre la gente della zona viene ad acquistare schiavi, bestiame e pelli. Aquileia è situata oltre il confine dei Veneti. Il confine è segnato da un fiume che scorre giù dalla Alpi ed attraverso il quale, con una navigazione di 1.200 stadi si risale fino alla città di Noreia. » (Strabone, Geografia, V, 1, 8.)

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